Un sabato pomeriggio sono andata al cinema e mi sono piazzata esattamente in mezzo alla sala. Eravamo forse in 4/5. Il film era un biopic su Springsteen. Pochi volevano sapere della sua depressione, delle sue origini, di quando era un ragazzo spaurito dal successo, al culmine di una crisi che si sarebbe potuta risolvere anche per il peggio. Pochi volevano sapere di quel ragazzo cresciuto con la compagnia di meccanici, di cameriere ragazze madri, tra italiani e irlandesi, con tanti portoricani intorno. Una volta chiese alla madre: “Ma noi siamo democratici o repubblicani?” Adele Zito rispose: “I repubblicani stanno con i ricchi, con gli industriali; noi siamo la classe lavoratrice”.
Quando Springsteen a gennaio, da ultimo, se la prende con Trump, lo fa perché lui ha sorpassato un limite: ha consentito che fossero uccisi Renee Good e Alex Pretti, due cittadini americani.
Era solo coerente, per il figlio di Adele Zito, che parlasse, che scrivesse una canzone, la suonasse, la portasse a Minneapolis e poi in giro in America. È ingenuo, quanto meno, pensare che voglia “sensibilizzare i suoi fan”. Io, per dire, che quando avevo 10 anni, politicamente la pensavo esattamente come adesso, come sarei potuta essere influenzata da chicchessia nelle mie opinioni politiche, quand’anche da lui, di cui divenni fan qualche anno dopo?
Quel che voglio dire è che un/a artista, quando si esprime, lo fa essenzialmente in continuità con il proprio percorso, la propria identità, i propri ideali, artistici e umani.
Forse De Gregori ha intravisto anche qualcosa di eccessivo e opportunistico, nell’espressione di qualcuno e da questo punto di vista non ha tutti i torti.
Ci sono, in effetti, artisti che sembra che la Palestina l’abbiano scoperta loro e s’indignano, si strappano le vesti, quando prima non avrebbero nemmeno gettato uno sguardo a quella situazione.
Ma non posso condividere De Gregori quando dice che su Gaza e Israele si può anche non sapere che cosa pensare. Andiamo, dai, sono morti troppi centinaia di migliaia di civili per non sapere che cosa pensare, lo sappiamo veramente tutti. La verità- qui concordo con i più maliziosi - è che De Gregori è un esponente eminente di una sinistra che si è gradualmente “sionizzata”, allontanandosi dalle sue posizioni fondamentali e caratterizzanti, allontanandosi dalle parole persino del suo più amato leader, Berlinguer.
Ma questa è la lettura più negativa dello sfogo del Cantautore e autore - ci si pensa con un po’ di malinconica nostalgia - di Atlantide.